#SummerMEMIS: intervista a Vincenzo Linarello Gruppo cooperativo GOEL

Intervista a Vincenzo Linarello, Presidente di GOEL*, docente della Summer School di Memis.

Ci permetta innanzitutto di manifestarle la nostra professionale ed umana vicinanza, per l’impegno dei progetti che porta avanti con quella che non si esiterebbe a definire una coerenza eroica, in distretti implicitamente complessi quali la Locride, la piana di Gioia Tauro.
La ringrazio molto.

Inizierei con delle domande di rito, che ci permettano di illustrare meglio i concetti fondamentali della realtà di GOEL, per poi magari approfondirli meglio. Parlando di “innovazione sociale”, ci farebbe un esempio concreto, sulla base delle sue esperienze, in grado di illustrare un concetto tanto attuale nel dibattito odierno?
Diciamo che più che definire l’innovazione sociale come concetto astratto, o definizione da manuale, vorrei soffermarmi su quella che è la premessa perché ci sia innovazione sociale. Noi parliamo in GOEL dell’etica efficace, che non è solo giusta, ma che poi tenta di risolvere effettivamente i problemi. Perché ciò accada, è necessario avere un grande atteggiamento d’ascolto e cercare d’interrogarsi in continuazione sull’efficacia degli interventi che si vanno ad effettuare.
Spesso e volentieri, nel Terzo Settore, il capro espiatorio è sempre paradossalmente il destinatario delle attività: quando l’intervento sociale non funziona, è la gente che “è insensibile che non capisce, che non recepisce”. Invece il giusto atteggiamento è quello di rivedere anche radicalmente le metodologie utilizzate, e chiederci noi che cosa abbiamo sbagliato, qual è stato l’approccio che non ha funzionato. Cioè, se la gente non capisce, è perché probabilmente non ci siamo spiegati bene.
Quindi, è fondamentale la fiducia nelle persone e una grande umiltà. E la capacità di rivedere, anche di sana pianta, gli interventi che vengono fatti, di non aver paura dell’errore, di non considerarlo come un fallimento, ma di viverlo come un momento importante di apprendimento.
Nello stesso tempo, bisogna avere una grande capacità di ascolto. Perché i destinatari certamente non ti indicano la metodologia o l’approccio, ma ti fanno inquadrare molto bene quali sono i bisogni, se uno ha la capacità di ascoltarli. Tutto questo a noi è servito molto per riuscire ad arrivare a metodologie che poi diano dei risultati e che funzionino.

Quindi parliamo di innovazione sociale come “coinvolgimento e sperimentazione”.

Esattamente. Con un taglio molto importante, che è quello di un’etica che funzioni. Perché l’etica efficace è quella che risolve i problemi, senza crearne altri.

Perfetto. Allora andiamo nello specifico, visto che lei parla di feedback dalle persone, viene naturale chiedersi per quali motivi un giovane dovrebbe, a suo avviso, intraprendere una carriera professionale nel mondo del sociale.
Io ritengo che quello nel sociale sia un lavoro privilegiato, perché dà la possibilità di avere un sostentamento economico, e di fare qualcosa che dona un senso profondo alla propria esistenza. Difficile trovare un’occupazione dove vieni ricompensato per il lavoro, e poi anche dalla soddisfazione, dalla gratitudine per essere riuscito a dare una mano a qualcuno. Il lavoro sociale è privilegiato, perché, anche quando non ci sono grandi retribuzioni dal punto di vista economico, dà però umanamente un grande ritorno a chi lo porta avanti.

Guardando i suoi interventi sul canale Youtube, non passa inosservato come lei, si stia creando una rete di visibilità, con fellowship nazionali e internazionali. Verrebbe da pensare che questa visibilità possa essere per voi anche uno strumento di autotutela e di salvaguardia delle vostre attività, che si svolgono per definizione in aree a forte rischio di criminalità organizzata. La domanda sorge spontanea: ci sono stati frangenti nei quali lei ha pensato di mollare tutto?
Beh… Di mollare forse no. Ma momenti di scoramento, sì, ce ne sono stati. In particolare quando le difficoltà sono, per così dire, non esterne ma interne. Quando in qualche modo entrano in gioco atteggiamenti che esulano dall’aspetto del confronto, seppur duro. Rispetto al discorso della visibilità, noi non ne facciamo mistero: la nostra rete di difesa è la rete di consenso che riusciamo a costruire sia localmente, in Calabria, che nel resto d’Italia. Quindi noi la usiamo esplicitamente come strumento di difesa.

Tutto chiaro. Mi piacerebbe sapere allora qual è stata la soddisfazione più grande che le ha dato questo suo impegno.
La soddisfazione più grande è stata, e continua ad essere, quando vedo che si innesca la speranza nelle persone. La speranza è il più potente motore di cambiamento che la storia abbia mai avuto. Noi diciamo spesso che il popolo che spera, è un popolo indomabile. Lo strumento di GOEL, contro i poteri forti e occulti che vogliono controllare l’economia, la finanza, la politica, così come anche le mafie, è infatti la cooperazione sociale. Ogni attività che GOEL fa, in fondo, ha una missione, importantissima, che è quella di mettere in moto la speranza. Nel momento in cui è attiva, la speranza non è più uno strumento di cambiamento: è essa stessa, il cambiamento.

Quindi, in distretti dove l’economia è fortemente assoggettata non solo dall’intervento criminale, ma anche da una pianificazione istituzionale dell’occupazione, che tende a perpetuare una situazione di sussistenza ed ammortizzatori sociali, ecco che intervenite voi con il vostro approccio etico.

Certamente. La grande differenza è sempre tra l’etica, e l’etica efficace. L’etica comunque presuppone spesso una relazione d’aiuto. In questa relazione d’aiuto l’etica può essere interpretata da due punti di vista: di chi aiuta e di chi è aiutato. Per chi aiuta sono importanti l’impegno, la coerenza, e tutti gli aspetti che in qualche modo soddisfino la visione di chi sta aiutando.
Dal punto di vista di chi è aiutato la cosa più importante è invece smettere di soffrire, di star male. L’etica efficace è quella vista dalla parte di chi è più debole: se io che aiuto, faccio tutto ciò che è utile, mi comporto benissimo, ma alla fine lascio i problemi a chi sto aiutando, quella non è etica efficace. L’etica efficace è quando io riesco a risolvere i problemi di chi aiuto, e senza creargliene altri.

Senta, Linarello, come le è venuto in mente di rispondere alle ritorsioni della criminalità mafiosa, organizzando delle feste per “celebrare l’attentato”?
Ci è venuto in mente perché ci siamo chiesti qual è la strategia psico-sociale che c’è dietro gli attentati. E abbiamo visto che non c’è solo l’intenzione di creare un danno materiale. Il vero danno, la vera vittima degli attentati è, come dicevamo prima, la speranza. L’atteggiamento della vittima, ma anche della comunità locale dove si è svolto l’attentato, è un atteggiamento rinunciatario. Il pensiero medio, è sempre lo stesso: qui non si può fare nulla, tanto è inutile, non cambierà mai niente.
Questa distruzione della speranza sociale, è una premessa fondamentale per consentire il dominio. Allora noi ci siamo chiesti: qual è l’esatto contrario di questa “depressione sociale”? E ci siamo risposti: la festa. In questo consiste il nostro lavoro di innovazione sociale, di cui si parlava: noi abbiamo ascoltato, osservato e abbiamo capito che non era più sufficiente limitarsi a denunciare la ritorsione o fare la manifestazione contro l’attentato. Ci voleva qualcosa di più radicalmente controcorrente, che in qualche modo ricostruisse il tessuto di speranza destrutturato dagli attentatori. E allora ci siamo detti: la festa è perfetta. E stiamo vedendo che sta risolvendo davvero i problemi. Abbiamo visto che, paradossalmente, laddove noi abbiamo organizzato una festa, poi non è successo più nulla di male.

Ci vorrebbe infine aggiornare sulle ultime iniziative e progetti di GOEL?
L’ultimo progetto è quello di “Campus GOEL”, un incubatore di iniziative con il quale stiamo aiutando diverse persone in Calabria a mettere in campo idee etiche ed innovative. Abbiamo una decina di startup. Campus GOEL utilizza la stessa infrastruttura che sorregge e aiuta le iniziative già esistenti. In sostanza abbiamo deciso di condividere questa infrastruttura con l’esterno, e di consentire così l’avvio di altre attività sul territorio.

* GOEL è un Gruppo che raggruppa persone, imprese e realtà cooperative, profit e no-profit, finalizzate al recupero del tessuto sociale in aree disagiate della Calabria, attraverso l’incremento dell’occupazione 

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